venerdì 13 febbraio 2015

Due parole su: Birdman o (l'imprevedibile virtù dell'igoranza)

Di solito, quando qualcosa mi colpisce, sia esso un film, un fumetto, un videogioco, o un libro, vengo in questo mio angolo sperduto di internet e ci butto giù due frasi brutte e insulse. 
Ecco, è successo di nuovo, ieri sono andato a vedere Birdman.

Birdman o (l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) è l'ultimo film di  Alejandro González Iñárritu e narra la storia di Riggan Thomson, attore che, negli anni '90, ha conosciuto la celebrità interpretando il supereroe Birdman in una trilogia cinematografica. Purtroppo dopo aver lasciato i panni del supereroe, la carriera di Thomson non ha spiccato il volo, anzi, l'attore è sparito dalla scena, e lo ritroviamo 20 anni dopo, ai giorni nostri, che tenta di tornare alla ribalta, e affermarsi come vero attore e artista, dirigendo e interpretando uno spettacolo teatrale, tratto da uno scritto di Raymond Carver, a Broadway. Questa è l'ultima grande occasione per Thomson, ormai sessantenne, di dare una svolta alla propria carriera e alla propria vita, anch'essa completamente compromessa dall'attore che da 20 anni si è chiuso in se stesso, ha fatto fallire il proprio matrimonio e si è curato ben poco della figlia, ex tossicodipendente che ora lo assiste nello spettacolo. Inoltre, per concludere, Thomson ha sviluppato una seconda personalità, quella vera e propria di Birdman, che vuole riportarlo al successo con un altro film da blockbuster Hollywoodiano, e che torna sempre a farsi sentire nei momenti di sconforto dell'attore. 
Chi se non Michael Keaton poteva interpretare questo personaggio? La storia di Thomson è quella di Keaton, che in questo film, proprio come Thomson nel suo spettacolo teatrale, dà tutto quello che può, e ci regala un'interpretazione fantastica, degna di un'Oscar. Ma oltre Keaton, assoluto protagonista, tutto il cast risulta eccezionale, da Zach Galifianakis a Emma Stone, passando, soprattutto, da uno splendido e in formissima Edward Norton, perfetto nei panni di Mike Shiner, attore primadonna che porta il caos sul set e rischia di far fallire lo spettacolo. 
Il film è girato in un (finto) piano sequenza di 2 ore, che segue per quasi tutto il tempo le azioni di Michael Keaton, all'interno del labirintico set teatrale, tra lunghi corridoi e camerini, fino al proscenio, ma anche fuori, a piedi o in volo sulle strade di New York. Una regia impeccabile, che fila liscia per tutta la durata del film, coadiuvata da un altrettanto impeccabile sceneggiatura che, attraverso perfetti toni da commedia nera, dialoghi e situazioni memorabili, riesce nel suo intento di criticare tutto il mondo dello spettacolo contemporaneo. Niente viene risparmiato in Birdman, c'è una critica netta verso tutti i blockbuster hollywoodiani, ormai stracolmi di maschere e supereroi, verso il pubblico, ma anche verso quella critica devota solo alle opere cosiddette autoriali e pronta a stroncare sul nascere tutto il resto, a dare etichette utilizzando i paraocchi. 
Riggan Thomson è proprio il risultato di questo pazzo mondo che gli gira attorno, attore dal talento cristallino, ormai sul viale del tramonto, proprio perché non è riuscito a lavarsi di dosso il pregiudizio della critica, dei produttori cinematografici, e di tutto lo star system, che lo vede buono solo nei panni di Birdman, e anche perché non vuole e non riesce a stare al passo coi tempi, non ha una pagina Facebook, Twitter o Youtube, e questo significa non esistere anche per il pubblico. L'intuizione più grande di Iñárritu è proprio quella di volerci fare immedesimare completamente con Thomson. La macchina da presa, infatti, come detto in precedenza, seguirà quasi sempre Michael Keaton, mostrandoci cosa l'attore vede e sente, nella realtà o anche solo nella propria testa. E allora ecco i poteri paranormali di Thomson/Birdman, in grado di spostare gli oggetti senza toccarli, ma sopratutto ecco la voce di Birdman, che torna a punzecchiare l'attore nei suoi momenti di massimo scoramento, ed ecco anche la musica, la batteria che sale di ritmo con l'aumentare dello stress fisico e psicologico del protagonista. 
Birdman è una macchina perfetta messa in moto da Iñárritu, che riesce a mostrare, attraverso la tragicomica storia di Riggan Thomson, quello che è il mondo del cinema e dello spettacolo contemporaneo, e lo fa arrivando a livelli altissimi, in 2 ore che passano come nulla, tra risate amare e momenti di riflessione. Un film consigliato a tutti, a chi ama i blockbuster, a chi ama il cinema indipendente, a chi ama il cinema d'autore, a chi ama il cinema.




sabato 11 ottobre 2014

Su Dylan Dog #337 Spazio Profondo.


Il mio rapporto con Dylan Dog si è interrotto quasi 2 anni fa causa storie banali che non mi prendevano più, che alcune sembravano uscite da una brutta puntata di Detective Conan. Ho concluso il mio rapporto col mensile al numero 317, ma oggi, esattamente 20 mesi e numeri dopo, sono tornato a leggere una storia dell'Old Boy, il numero 337, appunto. 
Su questo nuovo numero del mensile c'è stato un gran parlare perché è il primo numero del nuovo corso di Dylan Dog, che sconvolgerà le storie dell'indagatore dell'incubo, le svecchierà, introdurrà nuovi personaggi e via dicendo, cercherà di portare una ventata di aria fresca alla serie bonelliana che ormai si avvicina ai 30 anni. 
A capitanare questa rivoluzione è Roberto Recchioni, curatore del mensile da ormai un anno e scrittore di questo numero 337, intitolato Spazio Profondo, alle matite troviamo Nicola Mari e ai colori, sì, perché per l'occasione hanno voluto fare un numero tutto a colori, c'è Lorenzo De Felici.
La storia è ambientata nell'anno 2427 e vede protagonisti dei cloni di Dylan Dog che dovranno vedersela con degli spettri che invadono una nave spaziale. 
Vi lascio solo questa piccolissima sinossi perché non voglio assolutamente fare spoiler o allungarmi sulla storia, ma solo dare il mio parere personale e, senza fare troppi giri di parole, lo do subito: a me questo numero di Dylan Dog è piaciuto un bel po'. 
Inizio subito col fare i complimenti al trio d'autori, a Recchioni per la buona storia e a Mari e De Felici per la fantastica parte grafica, ed infine anche a Stano per la bella copertina. Proprio partendo dalla copertina, tributo a "2001: Odissea nello spazio", Recchioni & co. iniziano un bel gioco di citazioni. Spazio Profondo è un fanta-horror che richiama (molto) un capolavoro del cinema come Alien, ma i mostri che dovrà affrontare Dylan non sono certo alieni xenomorfi, sembrano invece i necromorfi di Dead Space, videogioco di culto del genere survival horror. Tutto questo mi è piaciuto molto, questo richiamo ad altre narrazioni mediali, che tra l'altro era anche la formula vincente dei capolavori Dylaniati di Tiziano Sclavi. Ora chiariamo, Spazio Profondo non è un capolavoro, ma di certo è una buonissima storia dell'indagatore dell'incubo, di quelle anomale e folli, proprio come dice Sclavi nell'editoriale del numero. 
Quindi concludo col dire che a me questo Dylan Dog 337 mi ha convinto a riprendere il mensile bonelli, tra l'altro sono molto incuriosito per il prossimo numero che manderà in pensione l'Ispettore Bloch, finalmente, visto che sono 28 anni che aspetta, quel poverello. Inoltre, se non avete proprio idea di chi o cosa sia Dylan Dog: innanzitutto, avete letto questo articolo perché siete idioti, secondo, potete benissimo comprare questo numero, ché è un buon punto d'inizio per avvicinarvi al personaggio e diventare delle più belle persone.


La copertina del prossimo numero di Dylan Dog, sempre di Angelo Stano. Sì, è figa, mi piace un botto, ed è l'ennesima citazione alla copertina del numero 50 di Spider-Man. 


 Sì, soprattutto per questo è figa.

lunedì 29 settembre 2014

Di Fifa, di Pes, e della scelta


Qui è dove si discute di Fifa 15, Pes 2015, e della scelta che ogni anno ogni videogiocatore appassionato di calcio è costretto a fare. Poi ci sono anche i fanboy che comprano o Pes o Fifa fregandosene altamente di quale sia migliore dell'altro, ma fa niente, quelli escludiamoli.
Inizio subito col dire che questo post è in ritardo (come sempre) coi tempi, perché intanto Fifa 15 è già uscito e parecchie persone già ci stanno giocando, ma fa niente, chi se ne frega, escludiamo anche quelli, o forse no, fate voi. 
Comunque, quest'anno come tutti gli anni ho scaricato le demo dei due videogiuochi di calcio, e le ho giocate parecchio per poi arrivare alla fatidica scelta, che però sarà messa a fine post, quindi o scrollate subito fino alla fine della pagina o vi sorbite altre parole (in)utili.
Partiamo subito col parlare di Fifa, perché è il gioco EA Sports il re dei giochi di calcio dell'ormai passata generazione videoludica e ora gli spetta l'arduo compito di confermarsi anche per la prossima, e sappiamo tutti quanto è difficile proprio perché Konami col suo Pes aveva dominato la generazione PS2 e XBox solo per poi sfornare titoli pessimi in quella PS3 e Xbox 360, in sintesi, il mio pensiero è che l'ultimo Pes degno di nota sia il 6, figuratevi.
Comunque torniamo a Fifa, effettivamente gli sviluppatori hanno fatto un lavoro eccezionale negli ultimi 5 anni, e quindi per questo quindicesimo capitolo non hanno dovuto far altro che aggiungere poco ed altro alla loro macchina perfetta. Ne risulta che Fifa 15 assomigli molto allo scorso capitolo, ma con qualche novità e modifica: nuovi menù, più intuitivi e facili da interpretare, nuove animazioni dei calciatori, e qualche miglioria alla fisica di giocatori e palla. La sensazione, pad alla mano, è quella di star giocando un aggiornamento dello scorso capitolo anche se ancora più difficile, sopratutto la fase difensiva, è davvero arduo recuperare palloni sopratutto se hai contro giocatori di altissimo livello tecnico. Forse è anche fin troppo arduo, e i giocatori meno esperti rischierebbero di scadere nella frustrazione, specialmente se poi vedi che dall'altra parte il computer non ci mette niente a recuperare palloni e ripartire, ma questo è qualcosa a cui la serie EA Sports ci ha abituato da tempo. 
Ora invece passiamo a Pes. Quest'anno il titolo Konami mi ha enormemente sorpreso, lo dico subito: Pes è tornato. Ora sono contento, ma anche incazzato, perché gli sviluppatori ci hanno messo 6 anni per capire cos'è che non andava bene nei loro giochi, ed è la stessa cosa che ha reso Fifa il gioco di calcio per eccellenza in questi anni, l'ho scritto anche sopra: fisica del pallone e dei calciatori. Finalmente quest'anno ci sono arrivati, il pallone non resta attaccato ai piedi dei giocatori e, sopratutto, non prende traiettorie impossibili quando viene calciato, ad esempio, un calciatore in equilibrio precario farà fatica a scaricare una bomba nel set della porta avversaria, e prima queste cose in Pes accadevano spesso. Non siamo ai livelli di Fifa, ma fa ben sperare. Un punto a sfavore lo prende la difficoltà di gioco, ora non so se nell'edizione definitiva sarà livellata più verso l'altro, ma battere il Real Madrid 6 a 2 col Napoli, a livello supestar (il più alto nella demo), mi sembra un tantino esagerato.
Quindi ricapitolando: Pes, molto rinnovato, nuove animazioni, nuova fisica, finalmente sembra di giocare una partita di calcio, praticamente il primo Pes next generation dai tempi del sesto capitolo; Fifa, invece, sembra un aggiornamento dello scorso capitolo, ma è difficilissimo migliorare il lavoro svolto finora dalla EA. Alla fine quale scegliere? 
Personalmente quest'anno mi butterò di nuovo su Fifa, per diversi motivi: Uno su tutti, è che penso anche quest'anno sia il gioco di calcio definitivo, nonostante i passi da gigante fatti da Pes, non siamo ancora sui livelli di simulazione del titolo EA Sports. Poi vi sono tutte le cose a cui mi ha abituato Fifa in questi anni come le migliaia di licenze o la modalità carriera. 
Il mio consiglio a te lettore, che malauguratamente ti sei ritrovato a leggere questo brutto articolo, è di provare entrambe le demo e vedere quale ti garba di più prima di spendere i fatidici 70 euri per il gioco di calcio che ti accompagnerà durante quest'altro lungo anno, perché ci sono realmente due buoni giochi di calcio sul mercato.

P.S.: Tutto quello scritto sopra è una cazzata, prendo Fifa 15 perché ci sta il pipita Higuain in copertina!

lunedì 20 gennaio 2014

Urbangolo dell'usato: The Last of Us

Prima o poi sarei dovuto tornare a scrivere qualcosa sul blog, lo sapevo, me lo sentivo. Si ritorna e lo si fa con una delle "rubriche". Aspetta che mi ricordo come si inseriscono le immagini, e partiamo subito...


Urbangolo dell'usato, The Last of Us, finito giusto pochi minuti fa, una recensione a caldo.
Iniziamo subito col dire che se non sapete cosa sia The Last of Us, significa che siete capitati per sbaglio su questo blog, o molto semplicemente ignorate cosa siano i videogiochi, e quindi siete anche liberi di andare. Se invece sapete di cosa stiamo parlando, vi beccate giusto qualche informazione, ché da qualche parte si deve pure iniziare.
The Last of Us è l'ultimo gioco sviluppato, in esclusiva per PlayStation 3, dallo studio Naughty Dog, famosi per serie videoludiche quali Crash Bandicoot, Jak and Daxter e Uncharted. Rilasciato nell'estate dello scorso anno, è stato un enorme successo sia commerciale che di critica, guadagnandosi recensioni entusiastiche e perfect score dalla maggior parte dei siti e dalle riviste della stampa specializzata.
Il gioco racconta della lotta per la sopravvivenza di Joel ed Ellie, in un mondo ormai distrutto da un'epidemia che ha trasformato la maggior parte della popolazione in mostri assetati di sangue. Non è nient'altro che la solita apocalisse zombie, ormai mostrataci in tutti i luoghi e in tutte le salse. Ma la storia di The Last of Us si concentra sopratutto su i due protagonisti, e sul rapporto che si creerà tra loro, e tra il giocatore e loro, andando avanti nel gioco. 
Joel è un uomo di mezz'età che porta addosso i segni e le cicatrici del cambiamento, ha visto il mondo ammalarsi e impazzire, ha visto le fragili regole della civiltà distrutte dalla lotta per la sopravvivenza, dal ritorno alla legge della giungla, ha detto addio ai comfort, alle abitudini e gli agi dell'era moderna, ed è riuscito a sopravvivere.
A venti anni dallo scoppio dell'epidemia, Joel accetta malvolentieri di accompagnare Ellie, una ragazzina appena quattordicenne immune all'infezione, fuori dalla zona di quarantena di Boston e consegnarla ad un gruppo di uomini delle Luci, un organizzazione dissidente che cerca di liberare i sopravvissuti dal giogo dei regimi militari imposti dopo l'epidemia. Lo scopo delle Luci è semplice, studiare Ellie e cercare una cura alla malattia.
Il gioco è un'avventura story-driven in terza persona, dove si alternano fasi di esplorazione, ad altre di combattimento. Le prime saranno utili per curiosare in giro e rifornirsi di munizioni ed oggetti utili per assemblare armi o kit medici. Le seconde invece ci metteranno a confronto con i vari tipi di infetti, si va dai veloci runner ai letali clicker, e con i "cacciatori", ovvero altri sopravvissuti pronti a farvi la pelle solo perché siete entrati nel loro territorio. Sarà il giocatore a decidere come affrontare queste fasi, si può optare per un approccio sparatutto, che però resta sconsigliato visto lo scarso numero di munizioni, oppure per uno stealth, dove si potrà decidere se sfuggire al nemico o liberarsi la strada compiendo uccisioni silenziose. 
Ciò che rende questo gioco unico, però, a parte la componente gameplay, è sopratutto la cura posta nella storia, adulta e drammatica, nella narrazione, dal tratto prettamente cinematografico, e nella caratterizzazione dei personaggi e del mondo di gioco. Ci affezioneremo a Joel ed Ellie, lotteremo con loro, piangeremo con loro, cercheremo di proteggerli, e alla fine, forse, riusciremo a salvarli e a sopravvivere.
The Last of Us è un gioco adulto, emozionante e drammatico, ed è uno di quei titoli che spinge sempre di più l'industria del gaming a lavarsi dell'etichetta di intrattenimento per bambini, e maturare del tutto. Per questo è un capolavoro dell'ormai passata generazione videoludica che non potete lasciarvi sfuggire.

martedì 15 ottobre 2013

Il video figo del giorno: Superman 75th Anniversary Animated Short


Da Zack Snyder e Bruce Timm, uno splendido corto animato per celebrare i 75 anni di vita del primo supereroe della storia. Ancora tanti auguri Supes!

venerdì 11 ottobre 2013

Gravity, un piccolo gioiello


Le storie più belle ed emozionanti, quasi sempre, sono le più semplici.

Gravity è la prova di quanto sia vera l'affermazione qui sopra. Non è nient'altro che la nostra storia di tutti i giorni, la lotta per vivere e sopravvivere, anche quando sembra tutto perduto, quando ci sentiamo sospesi, senza gravità, quando non riusciamo a vedere nient'altro che il buio del nulla assoluto. Proprio in questi momenti, ci mostra Gravity, l'importante è continuare a combattere, non lasciarsi andare, tornare con i piedi per terra, riprendere il controllo della propria vita, e vedere che oltre al buio assoluto ci sono ancora le stelle, e la loro luce.


Alfonso Cuarón, sceneggiatore, insieme al figlio Jonás, e regista di Gravity, ci regala un vero e proprio capolavoro cinematografico.
Saremo trasportati nello spazio, assisteremo all'odissea della dottoressa Ryan Stone che, alla sua prima missione spaziale, si ritroverà a lottare per sopravvivere a gravità zero a seguito di un'incidente, e a cercare di tornare a casa, sulla Terra. Sarà un viaggio struggente ed emozionante che ci terrà col fiato sospeso per 90 minuti.

Protagonista assoluto del film, oltre Sandra Bullock, nei panni della dottoressa Ryan Stone, e George Clooney, nel ruolo del comandate della spedizione spaziale Matt Kowalsky, è lo spazio, vuoto, infinito, assente di gravità, che tanto è affascinante quanto può essere fatale e crudele. Vedremo volteggiare i due protagonisti in questo nero immenso, accompagnato da scorci dell'azzurra Terra che riescono a togliere il fiato, questo perché anche visivamente Gravity è egregio, e risulta uno dei pochi film a utilizzare in perfetto modo la tecnologia 3D. Finalmente saremo veramente come proiettati nello schermo, ammaliati dagli oggetti senza gravità che ci passeranno affianco. 
Non ci saranno rimpianti per il prezzo superiore del biglietto. Non ci saranno rimpianti per niente, perché il viaggio che ci offre Gravity è uno dei più belli a cui potremmo partecipare.